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La depressione è uno dei disturbi mentali più diffusi e può essere presente nei bambini, negli adolescenti, negli adulti e negli anziani. Essa è un insieme di sintomi cognitivi, comportamentali, affettivi e somatici che influenzano negativamente la vita quotidiana di una persona. Le persone depresse si sentono tristi, apatiche, senza speranza e gioia di vivere.

Nel Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali (DSM-IV) la sezione dei disturbi dell’umore è divisa in tre parti e comprende:

  •    Disturbo depressivo maggiore,
  •   Disturbo distimico,
  •   Disturbo depressivo non altrimenti specificato,
  •   Disturbi bipolari,
  •   Disturbo ciclotimico,
  •   Disturbo bipolare non altrimenti specificato,
  •  Altri disturbi dell’umore.

 

Solitamente i sintomi depressivi sono umore depresso, perdita di interessi, cambiamenti nell’appetito, disturbi del sonno, perdita di energie, sentimenti di autosvalutazione o di colpa, difficoltà a pensare, ideazione suicidarla.
Ci sono, inoltre, molti altri sintomi che tendono ad essere associati alla depressione. Spesso ansie, fobie, o forti preoccupazioni per la salute fisica, possono accompagnare gli stati depressivi o contribuire al loro insorgere.

In tutti i disturbi dell’umore il nucleo patogeno è di origine depressiva e si sviluppa e si manifesta in forme diverse. Ad esempio negli episodi maniacali la persona cerca di mascherare le tendenze depressive manifestando sintomi opposti rispetto a quelli degli episodi depressivi, infatti, si mostra eccessivamente loquace, non avverte nessun bisogno di dormire,è irritabile ed ha un senso di grandiosità che spinge la persona ad avere un’autostima ipertrofica. 

Freud (1915) definisce così la melanconia:“caratterizzata da un profondo e doloroso scoramento, da un venir meno dell’interesse per il mondo esterno, dalla perdita della capacità di amare, dall’inibizione di fronte a qualsiasi attività e da un avvilimento del sentimento di sé che si esprime in auto rimproveri e auto ingiurie e culmina nell’attesa delirante di una punizione” .

L’autore nel suo saggio ha paragonato la melanconia allo stato che vive una persona quando subisce un grave lutto. La persona ha un sentimento di perdita verso un oggetto (ad es. una persona cara) che ha investito narcisisticamente, che viene vissuto come la perdita di una parte di Sé. La persona può sviluppare dei sentimenti anche dei rabbia verso l’oggetto perché sente che è stato abbandonato. Inoltre, si hanno sensi di colpa dovuti alla fantasia inconscia di aver distrutto l’oggetto d’amore con la propria aggressività. Questa rabbia che prima è diretta verso l’oggetto, dopo viene spostata  contro se stessi provocando nella persona una percezione negativa di Sé  e sentimenti di autodistruzione.

M. Klein ritiene che la depressione deriva da un mancato superamento della posizione “depressione”, fase in cui la persona integra “oggetti buoni” e “oggetti cattivi”. L’oggetto diviene fonte di conflitto, l’aggressività rivolta contro l’oggetto cattivo distrugge anche l’oggetto buono fonte di vita. La persona quindi prova sentimenti di colpa e di perdita per aver danneggiato l’oggetto buono, che cerca di riparare attraverso atteggiamenti maniacali.

J. Bowlby considera la genesi della depressione legata ad un evento esterno, la perdita delle figure di accudimento. L’Io subisce una frustrazione, riconosce la propria impotenza, sviluppando distimia. Il disturbo depressivo è una risposta innata che l’uomo attiva di fronte ad una perdita che si manifesta con il ritiro e l’inibizione.

A. Green parlando del complesso della madre morta, fa riferimento alle ferite affettive che la persona porta nella memoria, segnali di un trauma narcisistico, dovuto ad un cambiamento brusco dell’atteggiamento della madre nei suoi confronti.

In questa fascia di età è importante costruire un’alleanza, tra professionista, genitori e ragazzo. Infatti le informazioni che verranno riferite dall’adolescente  non saranno del tutto raccontante ai genitori ma insieme a lui si concorderà cosa lo psicologo può dire e cosa no. In presenza comunque di notizie allarmanti o fondamentali per la protezione del minore potranno essere trattate in modo diverso.

Questo è utile perché si instauri una collaborazione con l’adolescente, per farlo sentire libero di poter raccontare i suoi vissuti, le sue emozioni e i suoi pensieri.

La consultazione con l’adolescente si avvale di diversi materiali utili a far sentire a proprio agio il ragazzo ove la complessità della comunicazione lo richieda.