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La teoria dell’attaccamento

La teoria dell’attacamento fu proposta inizialmente da J. Bowlby (1969), e venne successivamente ampliata da M. Ainsworth (1978), essa rappresenta il risultato di diverse aree di studio come quella psicoanalitica, etologica e antropologica.

Questa teoria tenta di spiegare il comportamento di attaccamento che i bambini e le altre persone hanno nei confronti di altri individui specifici. Esso rappresenta il risultato di un sistema di schemi comportamentali che si sviluppano durante i primi mesi di vita, ha lo scopo di mantenere il bambino in prossimità con la figura materna, viene attivato dal dolore, dalla fatica e dalla paura. Le condizioni che fanno cessare il comportamento di attaccamento variano a seconda dell’intensità della suaattivazione. La funzione biologica di questo comportamento è di protezione dai predatori.

Bowlby (1969) interessato ai lavori di Lorenz sul comportamento dei paperotti verso la loro madre, ha osservato come, in alcune specie animali, poteva svilupparsi un forte legame nei confronti di una specifica figura materna senza l’intermediazione del cibo, infatti questi piccoli uccelli non sono nutriti dai loro genitori, ma si nutrono soli catturandogli insetti.

Inoltre, anche gli studi di Harlow misero in luce che i macachi rhesus avevano una preferenza per la madre manichino soffice che non offriva cibo, rispetto alla madre di manichino duro che dava nutrimento.

Da questi studi Bowlby postulò che il comportamento di attaccamento è quella forma di comportamento che si manifesta in una persona che consegue o mantiene una prossimità nei confronti di un’altra persona, ritenuta in grado di affrontare il mondo in modo adeguato, questo tipo di comportamento è osservabile in tutti gli esseri umani, con modalità diverse.

Caratteristiche

  • Si presenta indipendentemente dall’età dell’individuo;
  • Dipende dal tipo di esperienza che ha avuto con la sua famiglia d’origine;
  • È innato;
  • Ha la funzione di sopravvivenza;
  • Rifiuta il modello di sviluppo che procede per stadi, e lo sostituisce con un modello in cui si teorizza che un individuo proceda in una serie di percorsi possibili.

Cosa significa dare una base sicura?

Il compito più importante di un genitore risiede nel fornire una “base sicura” da cui un bambino o un adolescente possa partire per affacciarsi al mondo esterno e a cui possa ritornare, sapendo per certo che sarà il benvenuto.

Modelli di Attaccamento

M. Ainsworth descrisse per la prima volta, nel 1971, tre principali modelli di attaccamento:

  • Il primo è quello dell’ attaccamento sicuro, in cui l’individuo ha fiducia nella disponibilità, nella comprensione e nell’aiuto del genitore in situazioni avverse. Il bambino si sente fiducioso nell’esplorare il mondo. Questo schema viene promosso da un  genitore, che sia facilmente disponibile, sensibile ai segnali del bambino e pronto a rispondere quando il bambino cerca protezione.
  • Un secondo schema è quello dell’ attaccamento di resistenza angosciosa, in cui l’individuo non ha la certezza che il genitore sia disponibile o pronto a rispondere se chiamato in causa. A causa di questa incertezza il bambino è sempre incline all’angoscia di separazione, l’esplorazione del mondo gli crea ansietà. Il genitore in alcune situazioni è disponibile, in altre lo minaccia di abbandonarlo per controllarlo.
  • Un terzo schema di attaccamento è quello dell’evitamento angoscioso, in cui l’individuo non ha la fiducia nelle cure dei propri cari quando ne avrà bisogno, poichè si aspetterà di essere rifiutato, e pertanto cercherà di diventare autosufficiente sul piano emotivo. Questo schema è il risultato di una madre che respinge costantemente il figlio.

Successivamente la Main et al, sulla base dei loro lavori, aggiunsero un quarto tipo di attaccamento:

  • attaccamento disorganizzato, in cui il comportamento del bambino nei confronti della figura di attaccamento manca di finalizzazione, di una motivazione intenzionale nelle sequenze di separazione e di riunione. Non vi è una strategia stabile, le azioni sono disorientate. Molti indagini hanno dimostrato che l’attaccamento disorganizzato ha una correlazione con traumi non risolti nella figura di attaccamento. Durante l’interazione con il bambino, ricordi dolorosi, determinano espressioni di paura ed angoscia nel volto del caregiver, in casi più gravi anche violenza e collera, che si riversa nei confronti del piccolo. Questo scatena paura nell’infante, che teme la figura di attaccamento. Come risultato, si crea un blocco, che impedisce di provare il desiderio di una relazione intima fiduciosa

Bibliografia

Bowlby J., Una base sicura. Applicazioni cliniche della teoria dell’attaccamento, Milano, Raffaello Cortina Editore, 2005.